Simona: “io, molestata da mio nonno e mio cugino da bambina”

“La prima volta avevo più o meno 4 anni da quello che mi ricordo. Mio cugino era figlio di due tossici e lui probabilmente era sotto l’effetto della droga quando mi molestò la prima volta ma io preferivo finire sotto le sue mani di ragazzino che quelle da fantasma di Cesare, cioè il padre di mio padre”.

Inizia così il drammatico racconto di Simona (nome di immaginazione poiché la protagonista di questa vicenda, purtroppo per il resto tutta reale, ha chiesto di rimanere anonima).

Oggi è una dolce ragazza di 23 anni dallo sguardo vispo e dal carattere forgiato, laureanda e grande lavoratrice, ma che ancora rifiuta di chiamare “nonno” quel parente che tanto le ha segnato la vita.  Ieri, una bambina come tante che ha avuto la sola sfortuna di crescere in un ambiente decisamente poco adatto a lei.

“Ho dei vuoti, non ricordo precisamente – racconta Simona con un ostentato distacco – ma quello che non dimenticherò mai è che mio cugino, che allora aveva undici anni, mi fece spogliare e poi iniziò a mimare il rapporto sessuale con gesti e versi. Da quando mi fece spogliare non ricordo niente, non credo ci sia stata una violenza vera e propria ma solo una molestia”.

“Mia madre però – aggiunge in tono un po’ più sommesso – mi ha detto che una volta intorno a quel periodo mi hanno portato al pronto soccorso perché io dicevo che sentivo le “formichine” lì, spesso mi faceva male e non si capiva cosa fosse. All’ospedale non lo so quello che è successo, ero piccola”.

E non lo hai chiesto a tua madre dopo?  

“No. Di questo non ne ho più voluto parlare”.

È finità là?  

“No, con mio cugino questa cosa rimaneva nell’aria e sapevamo entrambi che era pericoloso anche perché nel frattempo credevo di essere riuscita a farlo capire un po’ a mia madre che però non ha fatto niente. Ma la cosa più assurda è che poco dopo si è “svegliato” anche mio nonno, non si capisce come”.

Quanti anni avevi?  

“Sette anni. Ero sulla cima della collina della nostra terra, c’è una roulotte dove andavo a giocare con mia sorella e mia cugina. Stavamo tutte e tre insieme, poi io sono entrata da sola nella fornace mentre loro stavano giocando ancora là. Non so a lui cosa è partito nel cervello, praticamente ha avuto l’idea di mettersi dietro di me e ha cominciato a toccarmi, allungava le mani ovunque sopra i vestiti e io sono rimasta immobilizzata. Non lo so…ero così terrorizzata che neanche respiravo. Lui era inquietante come immagine, era altissimo, magrissimo, sembrava un fantasma anche per come si muoveva quindi era ancora più terrorizzante la cosa. Appena sono uscita ho cominciato a incolpare mia sorella e mia cugina del fatto che mi avessero lasciato sola”.

Come ti sentivi?  

“È stato assurdo perché non c’era tanto il senso di colpa quanto il senso dello schifo addosso e a raccontarlo a qualcuno mi sentivo come se anche io avessi fatto qualcosa di cui mi dovevo vergognare. Era strano e ho addossato la colpa a mia sorella e mia cugina”.

“Poi – aggiunge – è successo altre due volte che lui pesantemente allungasse le mani e da allora tutte le altre volte che lo vedevo non si è mai più comportato come una persona normale. Quando ad esempio scendevo in cantina perché dovevo prendere le patate o il vino a mamma, o quando facevo qualsiasi cosa, mi seguiva… Magari anche se solo mi dava un bacetto, non era un bacio da nonno, non so spiegarlo, era proprio una cosa schifosa e viscida. Soprattutto lui faceva tanta paura”.

“Nel frattempo – continua Simona – anche mio cugino continuava a darmi fastidio. Si creavano sempre queste situazioni assurde. Quando stavo da nonna a volte prima arrivava Cesare, poi mio cugino, e io avrei preferito quest’ultimo perché almeno era un ragazzino. Per fortuna ora mi ero “svegliata” io. Una volta, avevo circa otto anni, perciò lui quindici, mi ero vestita per andare alla festa di paese ma mio cugino mi prese e mi trascinò dentro la casa. Chiusa a chiave la porta, mi chiese nuovamente di spogliarmi, però non ero terrorizzata di lui come di Cesare perché era più piccolino e poi io ero abituata a starci più a contatto, anche perché i miei non sono mai stati in grado di bloccarlo, e quindi stavolta sono stata abbastanza furba. Gli ho fatto pensare che avrei fatto l’accondiscendente, mi sono seduta in braccio e gli ho tirato una ginocchiata proprio lì. Lui ha iniziato a inseguirmi intorno al tavolo e intanto urlavo come una pazza. Mia cugina che stava fuori, uno scriccioletto di circa sei anni, si è arrabbiata così tanto che ha quasi sfondato con un calcio la porta della cucina e lui per non farle finire di scardinarla l’ha aperta, così sono scappata mano nella mano con lei. Questa cosa mia cugina l’ha subito raccontata a tutti e mio padre per la prima volta della sua vita si è arrabbiato con mio cugino, lo ha messo al muro e lo ha menato. Da allora ha smesso”.

Quando hai iniziato a parlare apertamente di queste vicende?

“Ho iniziato a parlarne intorno ai dieci anni. L’ho detto esplicitamente a mia mamma anche se pensavo di averglielo già fatto capire mentre in realtà non si era proprio resa conto che era una cosa che si ripeteva continuamente. Magari credeva che fosse successo una sola volta e io magari avessi frainteso, infatti non ha mai fatto nulla anche se io dalla prima volta ero cambiata. Dopo la prima vicenda con Cesare, ad esempio, ho smesso di andare in macchina a fare la spesa quando ci accompagnava lui”.

“Verso gli undici anni poi mi sono accorta che mio nonno era un sadico. Ammazzava gli animali davanti a noi per divertimento, i cani… Una volta minacciò di ammazzare la mia cagnolina che avevo a casa, così io ho preso coraggio e gli ho detto tutto quello che avevo dentro. Gli ho vomitato addosso tutto il male e lui non se lo aspettava. Si è distrutto il fegato a cercare di riparare però parlava solo con mia madre, le diceva che avevo frainteso ma con me non si è mai giustificato, non c’era niente che potesse dirmi. Intanto gli avevo giurato che sarebbe morto senza che io gli avessi più rivolto la parola e così è stato”.

Come ti senti oggi?

“La cosa è passata e ne parlo senza problemi se capita. Sono tranquilla, ho i miei affetti, la mia vita presente. Lui è morto”.  Come immagini il tuo futuro?  ”Mi immagino mamma, lavoratrice e credo che saprò come far crescere felici i miei figli”.

Subire delle molestie o degli abusi nell’infanzia può portare ad avere conseguenze più o meno gravi nel futuro, cosa ti senti di dire a chi ha subito un trauma del genere?  

“Queste storie sono meno rare di quel che si crede, la maggior parte delle violenze avviene per mano di parenti o persone fidate in ambienti familiari. È difficile superare il senso di vergogna e di schifo che si prova ma la prima cosa da fare è parlarne con qualcuno di fiducia che possa capire, non tenersi tutto dentro e soprattutto non sentirsi in colpa perché la colpa non è nostra. Parlare subito con una psicologa è la cosa che mi sento di consigliare a tutte le persone che si portano dentro una storia di questo tipo perché è un’esperta che finisce davvero per diventare un riferimento importante. Personalmente mi ha aiutato concretamente a gettarmi questa storia alle spalle e a gestire l’ansia e ancora adesso mi aiuta a migliorare la mia vita”.

Scritto in Quello che le donne dicono - TAG: blog, intervista, rubrica, violenza sessuale

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