Sposa ad ogni costo prima dei 30 anni

Tra le tante tipologie di donne ce n’è una che mi affascina più delle altre: la wedding woman. Mi riferisco a tutte quelle ragazze che hanno il matrimonio come obiettivo principale della loro esistenza. Si tratta di una vera e propria vocazione. Raggiungere l’altare prima dei trent’anni equivale ad avere un orgasmo tantrico. Passano 5-6-7 anni con lo stesso uomo, parlano di matrimonio un giorno si e l’altro pure, parlano di figli un giorno si e l’altro pure, sono quelle che raccontano del proprio futuro sempre al singolare tralasciando sistematicamente il fidanzato (il mio matrimonio, mio figlio, la mia casa) e sottolineano che loro non vogliono essere fidanzate per molto tempo ancora ma presto mogli. In attesa del grande giorno, e di uno spermatozoo da mettere nel forno, riversano la loro voglia di maternità sui figli degli altri e sul proprio maschio. Sono quelle che si sentono gentili solo quando fanno le mamme. Non parlano mai di convivenza. È completamente bandita dai loro discorsi. Pur non sapendo a memoria l’Ave Maria ci tengono a sottolineare l’importanza del matrimonio in chiesa.

Quando capiscono che il matrimonio è solo un barlume di speranza con il fidanzato a lunga conservazione, decidono di cambiare esemplare maschile e fissano la data di nozze con il nuovo. Gli amici non fanno in tempo a percepire il “passaggio di passera” che si ritrovano con una partecipazione di nozze tra le mani. Partecipazione che poi gli amici porteranno a casa e sarà li che arriverà puntuale la domanda di chi leggerà l’invito: “Ma lui non si chiamava Antonio?”. Per non parlare dei parenti lontani che arriveranno in chiesa e si chiederanno: “Ma quello chi è? Antonio non era biondo?”.

Praticamente il fidanzamento non esiste. Il tempo passato insieme servirà a preparare le nozze. Un anno e mezzo insieme è più che sufficiente. Massimo due. La cosa importante è che il nuovo esemplare di maschio disponga di uno stipendio e che abbia voglia di convolare a nozze. Il resto è superfluo: bello o brutto, magro o grasso, con o senza denti. Per la wedding Woman questi sono dettagli insignificanti. Fondamentale è che il prescelto, di cui a malapena conosce il cognome, la porti all’altare prima dei trent’anni. Fissato il giorno delle nozze la donna entrerà in un vortice di piacere. La data per lei equivale al punto G. E da li si alterneranno orgasmi multipli tra atelier, ristoranti, bomboniere, partecipazioni e addobbi. Ma soprattuto potrà dire “io mi sposo”. Racconterà del “suo giorno” con la stessa devozione con cui Claudia Koll e Paolo Brosio parlano della Madonna di Medjugorje. Stessa devozione con cui dopo le nozze dirà  “mio marito”.

Il Marito in questi casi diventa nient’altro che un’intruso necessario. In fin dei conti il maschio prescelto è soltanto decorativo, un individuo di cui in realtà si potrebbe fare a meno in ogni momento tranne che davanti all’altare. Se potessero le wedding woman si sposerebbero da sole. Se potessero restituirebbero il maschio alla suocera il giorno dopo. I matrimoni, diciamolo, sono delle donne. Non solo della sposa ma di tutte le donne presenti. Ognuna, a modo suo, si sente protagonista. Tra le invitate ci saranno sicuramente altre wedding. Sono come i berlusconiani: non li vedi, si nascondono ma ci sono! Scrutano quando possono, sorridono quando devono, sussurrano commenti negativi nelle orecchie dei loro compagni (ai quali non interessa nulla) e positivi alle amiche. Sono le prime a fare gli auguri e le prime a fare i complimenti (falsi) alla sposa per l’abito scelto. In realtà in quelle ore le loro menti producono un numero industriale di pensieri che si alternano tra invidia e voglia omicida. La verità è che vorrebbero esserci loro al posto dell’amica che, magari, reputano anche un po’ stronza.

Tra amiche invidiose e solidali si crea durante il banchetto un’atmosfera finta ma perfetta. La sintonia tra le donne raggiunge il culmine in questi casi. Tutte iniziano a parlare di come vorrebbero il proprio matrimonio. Quelle invidiose, per tutta la durata della cerimonia, non faranno altro che pensare che le loro nozze saranno migliori ed inizieranno a sussurrare parole dolci ai propri compagni per elemosinare una proposta di matrimonio. Queste diventano occasioni perfette per “convincere” il maschio. Perché ad un certo punto il matrimonio è come se diventasse inevitabile. Diventa necessario come il “The best of” di un cantante dopo una carriera decennale. C’è una sorta di costrizione subdola. Una volta che si è sposata la prima wedding woman tutte le altre cominciano a fissare date di nozze come se non ci fosse un domani. E tu cominci a farti i conti in tasca ed inizi a realizzare che per i prossimi cinque anni le vacanze saranno da rimandare. Lui ha un lavoro precario? Lei non lo trova affatto? Nessun problema! La gara è partita, la cosa importante è sposarsi. Se poi non avranno i soldi per illuminare la casa con dei lampadari utilizzeranno le candele tanto, per il momento, le cambiali le firma papà. E immaginate questi poveri genitori che si ritrovano a sborsare 20.000 euro per un pranzo per far sposare la figlia con uno sconosciuto (o quasi). Il papà non ha fatto in tempo a farsi piacere Antonio che è arrivato Giovanni.

I matrimoni delle wedding sono maniacali, curati nei minimi dettagli. Del resto iniziano a pianificare l’evento dall’età adolescenziale. Non fanno caso alle tendenze del momento. Loro sono per la tradizione. Il maschio deve limitarsi a dire “si”. Tutto è pensato e deciso dai tempi in cui Mila non era ancora innamorata di Shiro. Il maschio deve solo pagare la metà delle spese. Ma la donna in questione non è stupida così, per tutta la durata dei preparativi, renderà l’uomo partecipe. Ma solo per finta. Lui crederà di essere artefice di qualcosa ma non sarà altro che vittima di un piano studiato da una mente perversa. Il maschio si ritroverà a festeggiare tra addobbi fucsia e coriandoli rosa, manco fosse il Gay Pride. La sua virilità sarà completamente messa da parte. I suoi gusti quel giorno non conteranno nulla. Lui crederà di decidere la meta per il viaggio di nozze ma, in realtà, sarà sempre e solo lei a decidere. Le wedding a 29 anni non hanno ancora oltrepassato la loro provincia ma, per il viaggio di nozze, organizzano tour che farebbero impallidire anche Papa Francesco. Ed è così che dopo qualche giorno dal matrimonio ti ritrovi su Facebook le loro foto sulla bacheca. Nella maggior parte dei casi si trovano a New York immortalate davanti al negozio di Prada. Andare a Roma per loro non sarebbe stato poi così diverso. Di solito le wedding non scrivono mai su Facebook. Si limitano a sfogliare gli album degli altri. Ma durante il viaggio di nozze postano più di Selvaggia Lucarelli. Pubblicano qualsiasi cosa, anche il flacone di bimixin appena aperto per via del cagotto che si sono beccati. Si, perché dopo New York, ovviamente, volano verso i Caraibi e li avere il cagotto è quasi obbligatorio.

Da semplice invitato chiederei solo una piccola clausola: qualora il matrimonio dovesse durare meno di cinque anni sarei ben lieto di riavere indietro i soldi che ho speso per il vostro regalo di merda (scelto da voi). In cambio riavrete la vostra orribile bomboniera di porcellana che ho nascosto per non far vergognare la mia casa.

Scritto in Dietro le apparenze - TAG: blog, Domenico De Marco, donne, matrimonio

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