Brividi di aprile: “il cacciatore di teste” e “La marea nasconde ogni cosa”

Due libri, due gialli, due romanzi da cui non riuscirete a scollarvi.

A proposito de Il cacciatore di teste di Jo Nesbø ho parecchie confessioni da fare: la prima è che non ho mai letto nulla di suddetto autore, nonostante ormai sia famoso quasi come il collega Stieg Larsson; la seconda è che del libro conoscevo il film cui ha collaborato Nesbø stesso, vincitore di parecchi premi, comodamente visibile in norvegese con i sottotitoli in inglese; la terza e ultima confessione è che ho odiato profondamente ogni singolo personaggio del romanzo. Con ordine: Roger Brown è il protagonista, ego grande tanto quanto è piccola la sua statura, cacciatore di teste per grosse aziende, metodi da poliziotto, ricco ma pieno di debiti, una moglie bellissima, biondissima e altissima, un’amante occasionale da poco lasciata, un terrore profondo di avere un figlio che possa scansarlo dal trono degli affetti.

La svolta avviene quando Roger conosce Clas Greve, ex soldato, ex amministratore delegato di un’azienda che vende tecnologie GPS e possessore di un raro Rubens. Non un dettaglio da poco, se pensiamo che Roger ha il vizietto del furto d’arte per incrementare le entrate e favorite le ingenti uscite. Peccato che sbaglia decisamente pollo da spennare e si ritroverà braccato, senza via d’uscita e completamente solo.

E’ con tutti loro che ho avuto a che fare per 300 pagine, personaggi senza scrupoli, egoisti, crudeli, incapaci di mettere se stessi al secondo posto e smaniosi di vendetta, persone vuote che pensano più al conto in banca o allo sfamare i propri desideri.

Eppure ho amato il romanzo, il suo stile asciutto e schietto, la mancanza di giri di parole, il modo diretto con cui Jo Nesbø ci racconta anche i dettagli più crudi e disgustosi.  Mi sono ricreduta sul fatto che non si possa amare un romanzo di cui uccideresti a mani nude tutti i suoi protagonisti. O con un Mastiff Argentino in perfetto stile Clas Greve.

Ci sono tante storie e tanti personaggi ne La marea nasconde ogni cosa opera prima di Cilla e Rolf Borjlind, sceneggiatori televisivi e cinematografici provenienti dalla molto prolifica Svezia. Una giovane che studia da poliziotta e vuole seguire le orme del padre, una giornalista tenace, dei barboni che vendono giornali per strada e sono presi di mira da una gang di ragazzini che hanno visto troppe volte Arancia Meccanica, uno svedese che torna a casa dopo vent’anni bramoso di vendetta, affaristi e politici senza scrupoli, poliziotti corrotti e poliziotti ligi al dovere.

A legarli tutti quanti ci pensa l’omicidio di una donna morta più di vent’anni prima, sepolta nella sabbia di Nordkoster, uccisa dalla marea sizigiale. Non fatevi spaventare dalla moltitudine di nomi o di realtà cui sarete catapultati all’inizio del romanzo, questo è solo un abile trucco per confondervi le idee. La bravura dei due autori è proprio questa, portare a chiederci dove si incontreranno tutti quanti, quando finalmente ci verrà svelato come un politico svedese possa avere un collegamento con un barbone qualsiasi di Stoccolma e quale filo invisibile leghi quest’ultimo con una giornalista d’attualità. Non è un talento da poco riuscire a gestire più di una sotto trama mantenendone alto l’interesse, facendo arrovellare il lettore che si ritrova lui stesso a fare il detective: chi era la donna uccisa? Dove è finito il poliziotto Tom Stilton? Chi è questa gang che si riprende mentre prende i barboni a calci e pugni? 

Certo il romanzo non è perfetto, il suo difetto più pronunciato è probabilmente la caratterizzazione della protagonista, Olivia Rönning poco carismatica e di spessore rispetto ai suoi comprimari, primo fra tutti il barbone Jelle. Devo però ammettere che ho sempre preferito, nei romanzi polizieschi, protagonisti più adulti e sofferti, vedi il commissario Wallander di Henning Mankell o l’ispettore Lynley di Elizabeth George. Al finale ci arriverete con il fiatone, ma possibilmente tralasciate la rivelazione shock, abbastanza inutile e guasta feste. In ogni caso è un inizio che promette decisamente bene e chi lo sa se, nel prossimo libro della coppia Borjlind, torneranno a farci visita gli stessi personaggi, questa volta più grandi e disincantati.

Scritto il 11.04.2013 in Pennylane's bookshelf - TAG: libri, recensioni, romanzi, rubrica

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*