Alla riscoperta di Daphne Du Maurier

“Il lusso non mi è mai interessato. Mi piacciono le cose semplici, libri, stare da sola, o con qualcuno che mi comprenda”. Lo disse Daphne Du Maurier, un nome che probabilmente non vi dirà molto, o non dirà molto alla maggior parte di voi.

Se, invece vi suggerissi, Gli uccelli? O Rebecca, la prima moglie? 

Daphne Du Maurier non è un’attrice comparsa in uno di questi capolavori indiscussi di Alfred Hitchcock: è colei che resse la penna, l’autrice del racconto e del romanzo da cui sono state tratte  queste due memorabili pellicole.

Nata a Londra nel 1907, figlia di due attori, cugina dei fratelli che ispirarono a James M. Barrie la storia di Peter Pan, Daphne Du Maurier cresce nell’ambiente ideale per stimolare le sue velleità artistiche. Purtroppo non fu un’autrice molto amata dalla critica ai suoi tempi, considerata troppo commerciale e romantica.  In realtà il termine che le è stato affibbiato, “romantico” , non rende giustizia a tutta la sua produzione, che di romantico ha ben poco, a meno che non si intenda la sua vicinanza, perlomeno nello stile, con gli autori dell’età romantica inglese.

I suoi romanzi e racconti hanno raramente un lieto fine e le atmosfere ricordano alcune tra le più classiche gothic novels come Il castello di Otranto di Horace Walpole o Il mistero di Udolpho di Ann Radcliffe, anche se il suo romanzo più celebre, Rebecca, viene ancora accostato a Jane Eyre di Charlotte Brontë.

C’è però molto di più che castelli su scogliere frastagliate, fantasmi veri o presunti, misteri inconfessabili, doppie identità ed elementi sovrannaturali: a fare veramente la differenza è la capacità dell’autrice di entrare nell’animo umano, di riportarci pensieri, paure, ansie, sogni e speranze di tutti i suoi personaggi.

Con una scrittura raffinata ed elegante, caratteristica di buona parte degli scrittori inglesi, la Du Maurier entra nella psiche di ognuno dei suoi protagonisti, creando un ritratto a tutto tondo.

Tra le sue creazioni, non manca nessuno: c’è la gelosa governante Mrs Danvers che non accetta la nuova moglie del conte Maxim De Winter ed è sempre pronta a paragonarla con lei, la fu Rebecca, creatura splendida e amatissima (Rebecca, la prima moglie); l’ingenuo professore inglese John che, in vacanza in Francia, incontra il suo sosia perfetto e si scambia con lui la vita (Il capro espiatorio); l’ambigua vedova Rachele, che Philip vuole smascherare come assassina del suo defunto cugino ma finirà per innamorarsene (Mia cugina Rachele); i tre fratelli Delaney, Maria, Niall e Celia, nati e cresciuti nel lusso e nell’ozio e incapaci di liberarsene (I parassiti).

Daphne Du Maurier fu però anche abile autrice di racconti in cui riesce a racchiudere, in poche pagine, angosce e misteri degni di rivaleggiare con i grandi del genere, da Edgar Allan Poe a H.P. Lovecraft: in Non Voltarti c’è una coppia che cerca di dimenticare la morte della figlia e incrociano, a Venezia, un’inquietante coppia di gemelle; in Il punto di rottura c’è chi si sveglia una mattina e capisce di poter uccidere senza sensi di colpa o chi dopo un’operazione agli occhi vede la vera essenza delle persone; in Randez-Vous una donna rischia di essere investita e, dopo la quotidiana passeggiata, scopre che casa sua è abitata da estranei.

Infine c’è Gli uccelli e altri racconti che, come da titolo, contiene la storia resa celebre dal film, che festeggia, proprio in questi giorni cinquant’anni dall’arrivo nelle sale cinematografiche americane.

Se giustamente Alfred Hitchcock viene definito maestro della suspense, allora Daphne Du Maurier dovrebbe esserne incoronata regina. Provate per credere. 

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