Sarà che molto spesso da piccoline quando i maschietti giocavano a calcio erano sempre escluse, sarà che inizialmente rappresentava un modo per avvicinarci al ragazzo che ci piace o semplicemente è nata come una sfida, per mostrare al mondo maschile che una donna può tranquillamente capire quando c’è fuorigioco o meno. Quel che è certo è che girovagando nei vari social network non è raro imbattersi in profili o pagine gestite da tifose sfegatate. Anche se una buona parte del pubblico femminile continua ad odiare il calcio, semplicemente perché le costringe a passare i fine settimana in casa, è da tempo ormai che le fila delle tifose si infoltiscono sempre più.
Gli uomini, però, tendono spesso ad associare questa passione ad una ulteriore ricerca di protagonismo forse perché, la passione per il calcio nelle donne, è molto più forte che in loro. Come solo una donna sa fare, infatti, la maglia e la squadra alla quale si lega genera in lei una passione incondizionata, che si distacca da quella malsana e incomprensibile competitività che incendia gli animi maschili. Le tifose, quindi, hanno la capacità di apprezzare il calcio per quello che è, un bel gioco, nel quale è possibile immedesimansi, per il quale è lecito piangere, ma che di certo non giustifica litigi epocali e in insulti razzisti.
Ben vengano quindi le tifose non di certo impegnate ad ammirare la prestanza fisica e la bellezza dei giocatori, ma intente a guardare con il loro spietato e innato occhio clinico quello che un uomo, come spesso gli succede quando è innamorato, tende a non vedere.
Diana D’Ambrosio
Scritto il 23.05.2012 in Dall'Italia, Notizie - TAG: calcio, donne, sport