Io con l’inglese me la cavo, insomma, conosco le regole base, i termini chiave e riesco in qualche modo a farmi capire. Ma avere una relazione con uno che non parla la tua lingua non è come dare ad un turista le indicazioni per Piazza del Plebiscito. Io l’ho fatto, per circa due mesi ho frequentato un ragazzo americano e non è stato semplice. Perché, siamo obiettive, a volte anche quando le parole ci vengono scandite in italiano, sillaba per sillaba, sono soggette a varie interpretazioni, immaginate quando le cose ci vengono dette in una lingua diversa. Ogni giorno, ogni telefonata e sms erano come il giorno del compito in classe di latino, quando cercavo di tradurre a senso le versioni. E quelle erano più semplici perché in fondo sapevi che gli argomenti non erano poi vari, di solito parlavano di battaglie e rapimenti, ma quando hai a che fare con qualcuno che, non solo non parla la tua lingua, ma che ha una mentalità completamente diversa, le cose diventano complicate, bisogna mettere da parte la timidezza e imparare a dire “non ho capito”.
Noi donne diciamo spesso “non ho capito”, di solito lo diciamo quando abbiamo capito esattamente ma vogliamo dare all’uomo che abbiamo di fronte la possibilità di ritrattare. Nel caso dello straniero invece il “non ho capito” è proprio perché non abbiamo capito!
Ricordo che impiegai circa 45 minuti prima di capire cosa fosse una “brasilian wax” (ceretta brasiliana) e non starò qui a dirvi del perché si era messo in mezzo l’argomento.
Anche la mia migliore amica Titti si è buttata in una relazione d’oltreoceano, solo che lei dell’inglese non conosce nemmeno le regole fondamentali. La sua è attualmente una relazione a tre: lei, lui e Google translator. Che va anche bene per quando bisogna prendere appuntamento per una cena, ma non ti aiuta nelle conversazioni più profonde.
Stare con qualcuno che non parla la nostra lingua può essere molto interessante, stimolante, tiene il nostro cervello in constante allenamento, ci pone di fronte ad una cultura diversa dalla nostra, ci fa crescere e ci arricchisce. Ma nello stesso modo ci stressa, ci confonde, ci stanca. Diverse volte mi sono ritrovata a parlare con il “boyfriend” in italiano e in inglese con il salumiere. Svariate volte per pigrizia ho evitato di rispondergli, ho fatto finta di non sentire o magari percependo il tono interrogativo mi sono limitata a rispondere con un “yes” a caso. Quando poi eravamo con i suoi amici avevo momenti in cui il mio cervello mi chiedeva 5 minuti di stand-by ogni mezz’ora.
Ma se avete l’occasione di frequentare uno “stranger”, di qualsiasi nazionalità sia, non fatevela scappare, prendetela come una sfida, vi ritroverete più ricche, più allenate e magari, anche innamorate!
Giovanna Longobardo
Scritto il 26.03.2012 in Coppia - TAG: amore, comunicazione, coppia, love