Aspirare ad una magrezza eccessiva, desiderare vestiti sempre più vuoti, ossa sempre più sporgenti e fisici sempre più snaturati. L’ossessione per il mito della magrezza è sbarcato pericolosamente sui social network e, grazie ad un semplice tag, viene quotidianamente diffuso.
L’allarme è stato lanciato dall’Associazione americana dei disordini alimentari che girovagando su Pinterest, il social più in voga del momento, si è imbattuto in una serie di immagini che inneggiavano all’anoressia, la bulimia e a comportamenti autolesionisti, tanto che in alcuni casi si parla di istigazione al suicidio.
Le immagini condivise da queste utenti mostravano corpi femminili scheletrici e snaturati ai quali le suddette dicevano di ispirarsi. Le immagini, infine, erano correlate da commenti e parole chiave che chi è affetto da questo tipo di patologia utilizza per motivarsi.
Già la piattaforma Tumblr qualche mese fa è dovuta ricorrere ad una nuova politica di moderazione. Lo staff del social, infatti, si è premurato di cancellare tutti i post e le foto che inneggiano a comportamenti autolesionisti. Ora il fenomeno si è spostato su Pinterest e l’associazione è in attesa che il social prenda le giuste misure in merito.
Ma attuando una diversa politica di moderazione sui social, maggiori controlli e un tipo di censura più decisa non si corre il rischio di far aumentare questo fenomeno? Il continuare a censurare questo tipo di comportamenti ed elogiare un tipo opposto di fisicità, stereotipata e a tratti ridicola, non rischia di far aumentare il rigetto per il proprio corpo da parte di chi è affetto da questa patologia?
Fra le forme burrose e sinuose della donna anni ’50 e gli scheletrici modelli ai quali queste utenti si ispirano, perché non viene più riproposta l’immagine della donna comune dal corpo tonico, snello e sano?
Diana D’Ambrosio
Scritto il 30.03.2012 in Salute - TAG: anoressia, social network