Vogue è da sempre la bibbia della moda. Per il nuovo numero, il direttore Franca Sozzani, ha deciso di pubblicare in copertina tre modelle dalle curve morbide, fotografate dall’onnipresente Steven Meisel. Il titolo “Belle vere” segna in qualche modo una rivoluzione: non più modelle sull’orlo dell’anoressia ma donne vere, formose, in controtendenza con le campagne che esaltano la taglia 38.
“La donna curvy torna in tutta la sua bellezza. L’esuberanza di un corpo con forme accentuate è molto più sexy e accattivante”, dice Franca Sozzani. Poi, spiega la scelta: “Con questa copertina abbiamo voluto dare un altro segnale forte della nostra attenzione nei confronti di tutte quelle donne, e sono tantissime, che intendono la bellezza come qualcosa di molto più articolato e genuino rispetto a una mera questione di taglie”.
Sicuramente il servizio fotografico ha attirato un’attenzione maggiore verso la rivista ma, purtroppo, la realtà è ben diversa. La moda non vuole e non cerca questa tipologia di donna. Basta guardare le passerelle, le campagne pubblicitarie e gli stessi servizi fotografici pubblicati da Vogue o dalle altre riviste di moda, per rendersi conto della triste realtà. La maggior parte degli stilisti cercano donne senza forme. E’ un dato di fatto. Se pensiamo che Il marchio Elena Mirò, rivolto a taglie oltre la 44, è stato ufficialmente depennato dalle sfilate ufficiali dalla Camera della Moda di Milano, ci rimane difficile accettare questo servizio fotografico realizzato da chi la moda la fa e, molto spesso, mortifica le taglie superiori alla 38. Ci rimane ancora più difficile accettarlo se leggiamo la motivazione che ha spinto la Camera della Moda a prendere questa drastica decisione: «Elena Mirò non rappresenta il prêt-à-porter». Strano, perché soltanto l’anno precedente era stato chiesto proprio a Elena Mirò di aprire la settimana della moda, come messaggio forte che il settore fashion voleva dare al mondo, contro l’anoressia e la magrezza in passerella. Evidentemente le ossa sono tornate di gran moda ed Elena Mirò oggi deve “accontentarsi” di sfilare fuori calendario. Ma la lista degli esempi è pressoché infinita. Non mi riferisco solo ad esempi strettamente legati a servizi fotografici o alle passerelle, ma esistono anche esempi molto più “pratici” e strettamente legati a voi acquirenti: le collezioni che vediamo in passerella quando arrivano nei negozi non superano quasi mai la taglia 46. Non è forse un limite?
Vogue ha dato sicuramente un messaggio forte ma il problema è che si tratta di un solo messaggio. Per cambiare le cose bisognerebbe inserire in ogni numero un servizio fotografico di questo tipo, e con il tempo farli diventare la normalità. Purtroppo questo non accadrà mai. La magrezza è obbligatoria. Una magrezza che spesso mortifica l’abito. Capita di vedere sfilare abiti che non colpiscono più di tanto la nostra attenzione. Poi per caso vediamo lo stesso abito indossato dalla star di turno, e vediamo l’abito prendere magicamente forma. Tutto viene valorizzato con le curve, con la femminilità. Si, la femminilità. Perché l’eccessiva magrezza toglie anche quella. Alcune modelle, non tutte, sono più vicine ad una cruccia che ad una donna. Ma alcuni stilisti cercano proprio questo. Negli anni ’90 le top model avevano preso il sopravvento sull’abito. Erano troppo famose e le collezioni passavano in secondo piano. Allora oggi si cerca di rendere le ragazze tutte uguali: stessa magrezza, stesso make-up, stessa acconciatura. L’obiettivo reale è quello di non farle notare più di tanto. Dopo pochi minuti di sfilata vi renderete conto che la vostra dattenzione verso le modelle è pressoché inesistente. In questo modo l’attenzione di chi guarda si rivolgerà solo ed esclusivamente sull’abito e non sulla modella.
La nostra speranza è che Vogue, e riviste dello stesso livello, continuino a pubblicare servizi come questo, in cui ogni donna può rivedersi. Utopia? Forse si!
Di Domenico De Marco
Scritto il 4.06.2011 in Fashion News - TAG: anoressia, Domenico De Marco, Moda, sfilate
Io penso che la rivoluzione da qualche parte debba pur cominciare e se a farlo per prima è la Bibbia della moda, beh allora forse le “Belle Vere”, non saranno più guardare con sorpresa, ma diveranno la normalità.
Ha ragione Floriana, il post-precedente, da qualche parte bisogna anche cominciare. Anche invece di fare ‘articoletti’ un po’ commerciali fate un bell’articolo su questa questione. Poi ho la netta sensazione che le nuove giovani ragazze non sono capaci ad essere ‘femminili’ e si rifugiano in questa sorta di magrezza per essere ha loro volta accettate.