ti scrivo per raccontarti la storia che ha distrutto la mia esistenza. Ho vissuto sette anni meravigliosi con Antonio, un uomo gentile, attento alle mie esigenze ma soprattutto un uomo realmente innamorato. Un amore vero, sincero. Probabilmente eravamo l’invidia di molti. Ho 32 anni, ed ho convissuto con lui per tre e, almeno in apparenza, avevo una vita perfetta: un bel lavoro, una bella casa e soprattutto Antonio, amante e amico fedele. I figli non hanno mai fatto parte dei nostri piani. Poi sono entrata in un tunnel e ancora oggi non trovo l’uscita. Cinque mesi fa sono stata trasferita in un altro ufficio e ho conosciuto Matteo, 37 anni di bella presenza, ammirato e rispettato da tutti sia sul piano personale che su quello professionale. In sette anni non mi è mai accaduta una cosa simile: dal primo giorno mi sono sentita attratta da Matteo, in modo quasi morboso. Lo cercavo con gli occhi, approfittavo di qualsiasi pretesto per andare da lui, aspettavo che si avvicinasse alla macchinetta per prendere il mio caffè e facevo finta di continuare a lavorare per rimanere fino a tardi con lui in ufficio. Ero totalmente proiettata su di lui. Avvertivo imbarazzo e allo stesso tempo eccitazione. Lusingata e incoraggiata dai suoi complimenti cominciavo a sentirmi una donna diversa.
Antonio, senza accorgermene, lo stavo mettendo da parte e utilizzavo mille scuse per giustificare il mio atteggiamento. La cosa peggiore è che gettavo tutte le colpe su di lui. Gli dicevo che la colpa era sua perché non era più attento a me come una volta, che non gli interessavo più come donna e che probabilmente si era adagiato sulla sicurezza della nostra unione. Purtroppo non era vero nulla: le cose non andavano perché in quel momento la mia mente era legata a quella di Matteo. Mentre con Antonio la situazione vacillava, con Matteo decollava. Una sera, uno dei miei colleghi, ha organizzato una cena per il suo pensionamento. Ovviamente c’erano tutti. Ero determinata ad approfittare della situazione. Matteo provava interesse per me ed era chiaro. Ormai ci sentivamo furtivamente molto spesso ma, concretamente, non era mai successo nulla perché ero comunque bloccata dai sensi di colpa verso il mio compagno. Avevo bisogno di staccarmi dal mio legame con Antonio per sentirmi libera di agire. Probabilmente un po’ di coscienza mi era rimasta.
Cinque giorni prima della fatidica cena ho deciso di dire tutto ad Antonio. Le ho raccontato del mio interesse verso un altro uomo e di quello che stava succedendo. Spudorata come non mai ho tirato fuori la parte peggiore di me. Vedevo il suo viso sprofondare nell’angoscia più profonda a ogni mia parola. Secondo il mio punto di vista stavo facendo la cosa giusta perché stavo seguendo la mia volontà, i miei desideri. Non vedevo più Antonio per quello che era ma per quello che volevo che fosse, perché in qualche modo dovevo giustificare il mio comportamento. Lo vedevo pieno di difetti e lontano dai miei desideri. Mi ero imposta di pensare che Antonio non fosse più l’uomo giusto per me, perché nel mio assurdo inconscio dovevo dare un senso alle mie azioni spregiudicate. Antonio ha fatto le valigie ed è andato a stare dal suo migliore amico. Quella sera mi sono sentita soddisfatta e finalmente libera.
Dopo qualche giorno è arrivata la fatidica cena. Ho aspettato la fine della cena e mi sono fatta accompagnare a casa da Matteo (ero andata al ristorante con la metro proprio per farmi accompagnare al ritorno da lui). L’ho fatto salire in casa e abbiamo fatto sesso nella camera in cui, fino a qualche giorno prima, dormivo con Antonio. L’epilogo è stato dei peggiori: mi sono sentita sporca. E’ come se all’improvviso avessi ripreso coscienza di me. Ho chiesto a Matteo di andarsene la mattina seguente. Ogni suo bacio, ogni sua carezza per me diventavano pugnalate. Solo in quel momento ho capito in che razza di tunnel ero incappata.
Oggi sono sola. Antonio non ne vuole sapere di riprovarci. Ha saputo anche della notte passata con Matteo e non ha battuto ciglio. Penso che se potesse mi ammazzerebbe con le sue mani. Io voglio riconquistarlo ma credo che non veda più in me quella donna che era sua un tempo. Ho deciso di cambiare ufficio di nuovo, ma non per evitare la tentazione di Matteo, ma solo per non avere per otto ore al giorno davanti ai miei occhi quella persona che, senza colpe, ha rotto gli anelli della catena che mi teneva unita ad Antonio. Ora scrivo sola davanti al mio pc in camera da letto. Quella camera che fino a poco tempo fa era la tana dell’amore che legava me e Antonio, ma che poi è stata la scenografia della disfatta. C’è silenzio, troppo silenzio. Il dolore ti cambia, ti logora e ti annienta. Mi ha reso una donna fragile e ho cominciato a prendermela con me stessa, tanto che oggi sono in terapia da una psicologa. Sono ufficialmente una depressa, io che ho sempre preso in giro chi prendeva delle pasticche per sentirsi meglio. Forse è quello che mi merito. Cerco il sollievo in mille cose ma non c’è nulla da fare. Non esco da mesi e cerco di evitare anche le persone a me più care.
Ho deciso di scriverti dopo aver letto la risposta che hai dato a una delle lettere pubblicate nella rubrica. Hai scritto: “Le fantasie sono belle, eccitanti, ma hanno anche il potere di allontanarci dalla realtà e dai sentimenti veri. Cadere in questa trappola è rischioso. Tornare indietro poi sarebbe impossibile”. Queste parole mi hanno colpito, perché sono un po’ il riassunto della mia esperienza. Hai ragione a scrivere che indietro non si può più tornare, ma la cosa più terribile, è che non si riesce ad andare nemmeno avanti.
Chiara!
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Cara Chiara,
non intendo risponderti con dei consigli e non intendo giudicare il tuo comportamento. Le conseguenze delle tue azioni e il dolore che stai provando, fanno capire chiaramente con quali enormi sensi di colpa stai lottando ogni giorno che passa. Come hai giustamente scritto nella tua toccante mail, il dolore è una sorta di tunnel. Il mio unico consiglio è quello di attraversare questo tunnel con tutta te stessa, con tutte le tue emozioni, con tutte le paure che senti e con tutta l’angoscia che stai provando. Quando ne uscirai sarai sicuramente una donna più forte e pronta finalmente ad una nuova vita. Se il tempo ha un pregio è quello di cancellare le cose brutte del passato e far ricordare solo le cose belle. Credo molto nel destino e se sei destinata ad Antonio, il tempo cancellerà anche il dolore di questo uomo, deluso e tradito dalla persona più importante della sua vita. Ora devi pensare solo a te stessa. Un giorno ritroverai da qualche parte dentro di te, la donna che hai perso, quella donna felice, entusiasta della vita e degli altri. Nessun farmaco può regalarti una vita migliore.
“Siamo tutti in cerca
del modo migliore
per comprare la felicità
siamo tutti in cerca
di un posto migliore che
troverai solo dentro di te.”
Dal testo di “Un posto migliore” di Giorgia – Senza Ali 2001
Con affetto, Viola.
Scritto il 20.04.2011 in Coppia - TAG: rubrica femminile, storie di donne, tradimento