Che sia il primo passo verso la caduta del tabù dell’omosessualità nel mondo del calcio? Probabilmente è ancora presto per affermarlo, ma certo è che le dichiarazioni del calciatore svedese Anton Hysen, 20 anni e giocatore della divisione 2 in Svezia, hanno fatto il giro del mondo. Il ragazzo, figlio di Glenn Hysen (difensore della Fiorentina e del Liverpool) ha, infatti, fatto da poco il suo coming-out su Offside, magazine svedese di calcio, è da lì e partito il traversone per l’Europa: Inghilterra, Francia, Spagna, Germania e Italia.
Anton è il primo calciatore del suo paese a essersi dichiarato omosessuale, ma nella storia del calcio c’era stato già un episodio del genere, conclusosi tragicamente con un suicidio: Justin Fashanu, in Inghilterra si era dichiarato negli anni ’90 e impiccato otto anni dopo. Anton sembra sapere bene che il suo gesto non sarà apprezzato da tutti e soprattutto che ci avrebbe pensato su più e più volte se non fosse vissuto nella laica e tollerante Svezia: «Non ho niente da nascondere, ho fatto coming out per poter vivere me stesso alla luce del sole. Certo, vivo in Svezia, un Paese ateo e liberale, una scelta del genere in una nazione cattolica come l’Italia sarebbe stata più difficile». Anche gli insulti non mancano, ovviamente; tra i più gettonati, afferma, ci sono “finocchio”, “giochi come una femminuccia”, ma anche questi sembrano non far dubitare Anton della correttezza del suo gesto: «Sono cori che provengono da gente ignorante e immatura», afferma, «così mi concentro sempre sulla partita e sui miei compagni, che hanno reagito bene alla notizia e mi apprezzano per quello che sono, nonostante non manchi qualche scherzo del tipo: c’è Anton ragazzi, non lasciate cadere la saponetta! Ma ci ridiamo su tutti insieme».
La storia del suo coming out comincia dopo aver deciso di mollare la sua fidanzata, circa due anni fa, in seguito all’acquisita consapevolezza di essere omosessuale. Decide di confidarsi con la cugina lesbica e con la madre Helen. Dopo parole di conforto da loro affronta il passo più difficile: dirlo al padre. «Dirlo a mio padre è stata la cosa più difficile, perché era la persona di cui temevo di più il giudizio. Mi sono ricreduto. Papà mi ha ascoltato e poi mi ha detto che mi avrebbe sostenuto sempre, in ogni caso».
Anton, forte dei valori che afferma di rappresentare («lealtà, verità e umiltà: non arrivi da nessuna parte con gli atteggiamenti di Balotelli, che pure è un attaccante straordinario..») non è spaventato dalle conseguenze che le sue dichiarazioni potrebbero generare, anche perché «siamo nel 2011, basta ipocrisie; bisognava rompere il ghiaccio e io l’ho fatto». Come tutti i ragazzi della sua età anche lui sogna un futuro migliore. Sogna uno stipendio migliore, un futuro luminoso e una storia d’amore. Come qualsiasi persona, eterosessuale, omosessuale o bisessuale. L’unica differenza è che questo ragazzo ha scelto di non vivere nell’ombra, ma di raccontare la verità a tutti: quanti di quelli che lo insultano potrebbero dire la stessa cosa?
Di Patrizia Galli
Scritto il 26.04.2011 in Gossip - TAG: calcio, gay, omosessualità