Da quando siamo piccoli ci siamo sentiti dire “senza l’inglese non vai da nessuna parte”, il che è valido sia se per inglese intendiamo Orlando Bloom, sia se ci riferiamo alla lingua.
Poi hanno inventato Google translate ed è cambiato tutto. Ora, quello che dico io è questo: se lo usi per cercare una parola o una frasetta, ben venga. Se però lo usi per fare “l’internescional” rischi di esporti al pubblico ludibrio. Già ce ne sono abbastanza di stereotipi dell’italiano medio: gesticoliamo, mangiamo la pizza e non sappiamo l’inglese.
No, dico ma avete mai visto le fashion bloggers che decidono di tradurre i loro post in inglese per dare un’aria internazionale al loro blog? Una citazione per tutte (in neretto gli Orrori):
Good morning, finally a little more freedom to be able to update the blog! First I want to thank aloud for the affection and enthusiasm that I was giving away these days … and to think that I started posting to the game, and now my post like so many of you … and I am really happy!
I am also excited about my first giveaway success, this means that my T-shirt like so much, why in the next few days I decided to go out with so many new creations …
Ancora peggio di queste tipe che l’inglese non lo sanno per nulla ci sono quelle che ne sanno 20 parole e decidono di mostrare con orgoglio le loro conoscenze, ignare del fatto che poi intorno a quelle 20 parole c’è una marea di errori e crimini che il povero Shakespeare ormai ha i crampi a forza di rivoltarsi nella tomba. In questi casi l’imbarazzo per queste sedicenti linguiste viene compensato dalla faccia interdetta dell’interlocutore madrelingua che ha quello sguardo a metà fra la pietà e l’ilarità.
Tutto ciò, stendendo un velo pietoso sulla pronuncia, con T e C che non hanno differenza di suoni e la F che rimane una F dimenticandoci di come il fatto che in italiano si legge come si scrive, non è una regola assoluta per ogni lingua. Sarò una bacchettona io, ma ho il brutto vizio di stare zitta se le cose non le so.
“Storie di donne” è la rubrica firmata da Federica Dell’Isola
Scritto il 17.02.2011 in Storie di donne - TAG: rubrica donne, rubrica femminile, storie, storie di donne