“A Tu Per Tu” con Lucia: l’urlo delle donne e l’urlo dell’Italia

Vorrà pur dire qualcosa un milione di persone riunitesi in 230 città italiane ed un’altra trentina nel mondo? Vorrà pur dire qualcosa il grido di indignazione che si è alzato ieri contro il Presidente del Consiglio italiano e contro l’immagine che ha dato di sé nei confronti del genere femminile?

Non vorrei esporre alcuna opinione di sorta, ma attenermi, come alcuni insegnano, ai dati. I numeri dicono che un milione di persone, donne e uomini, sono stufi dell’immagine del “sesso debole” che è in questo momento storico dirompente nella nostra società. Vengono innalzate parole dal significato profondo come dignità, termini che stanno proprio a voler sottolineare la necessità che venga posta in questione la necessità di una nuova immagine della stessa donna. Nella giornata di ieri, domenica 13 febbraio, l’urlo della folla è nei confronti dello stesso Presidente del Consiglio, un urlo che squarcia e risponde coloro che ci additano come “inconsapevoli di ciò che accade” con la parola “dimettiti”.

Penso (bella conquista sono donna e son capace di pensare), dato che reputo di vivere in un paese che si dichiara democratico, che ciò che la gente esprime, che ciò che la gente dice, sia talmente degno da dover essere preso in considerazione. Come viene considerato importante un voto elettorale, quindi un giudizio che si dice venga espresso liberamente da ogni uomo e ogni donna maturi, è allo stesso modo importante, degno di nota, un giudizio posto da un numero così cospicuo di persone.

Lontani da ogni bandiera politica e da ogni simpatia o antipatia, ci si dovrebbe interrogare sul cosa significa un malcontento così diffuso. Non come pura retorica, ma “la storia è maestra di vita”, e la storia insegna che quando quell’entità che tutti uniti ci caratterizza, la massa, innalza unita un urlo così forte, è allora arrivato il momento di dover cambiare prima che sia troppo tardi per dire si può recuperare.

Non vorrei che i posteri, che i miei figli, ricordino periodo storico della mia giovinezza con appellativi di genere come “il caldo inverno italiano” oppure “la  Rivoluzione d’Italia”, ma temo che per sfatare un futuro come quello sia già troppo tardi.

Voi cosa ne pensate?

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La rubrica del lunedì a cura di Lucia Almagno

Se vuoi raccontare la tua storia all’interno di questa rubrica non esitare a contattare la nostra redazione. Lucia cercherà di aiutarti con i suoi preziosi consigli.

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Scritto il 14.02.2011 in Rubrica "A tu per tu" - TAG: A Tu Per Tu, rubrica femminile

Commenti (6)

  1. Le trovo semplicemente ridicole. Anche io sono una donna e svolgo un’attività dignitosa. Se in giro ci stanno ragazze che si prostituiscono è nella loro libertà farlo. Ognuno ha una propria morale e trovo davvero disgustoso manifestare in nome di che cosa? Di una o più donne che scelgono di vivere in un dato modo? Non siamo noi a giudicare, non siamo noi a stabilire cosa è giusto e cosa è sbagliato. Le donne hanno lottato per ottenere libertà e ora siamo tornate indietro.

  2. Ciao Roberta,
    in quella manifestazione, a mio modesto parere, non era in ballo alcun moralismo, bensì la voglia di molte che la pensano diversamente da altre di esprimere il proprio giudizio riguardo una situazione che, a detta di molte e devo dire anche a mio parere, sta cadendo troppo in basso. Temo che tu abbia un giudizio un po’ distorto delle lotte di cui parli. Le lotte che sono state fatte erano mosse dalla necessità di dare alla donna un ruolo differente da quello di sola moglie e madre di famiglia, erano lotte che avevano lo scopo di dare a noi, donne del futuro, maggiori possibilità di crescita come essere umani con dignità e possibilità pari a quelle degli uomini. Non si è detto che bisogna mettere al bando la prostituzione, ognuna è libera di comportarsi come meglio crede. Ricorrere ad espedienti e a pratiche che accelerano “l’ascesa sociale” non credo che faceva parte di quelle lotte.
    Come prima dicevo, questo è solo il mio giudizio.
    Lucia

  3. Cara Lucia,

    io non ho una visione distorta sul motivo che hanno spinto le donne a lottare per ottenere pari diritti degli uomini. Pensa, ho fatto anche la tesi di laurea su questo. Io volevo solo dire che, anche se per me, per te e per tutte quelle donne che vogliono raggiungere un’asesa sociale, nel lavoro e nella vita in genere, comporta sacrifici e sforzi non me ne frega nulla a chi, come scrivi tu, ricorre ad espedienti e pratiche che accellerano il tutto. Sono liberissime di farlo. Ognuno si muove con una propria consapevolezza del concetto di dignità.

  4. Cara Lucia,

    io non ho una visione distorta sul motivo che hanno spinto le donne a lottare per ottenere pari diritti degli uomini. Pensa, ho fatto anche la tesi di laurea su questo. Io volevo solo dire che, anche se per me, per te e per tutte quelle donne che vogliono raggiungere un’asesa sociale, nel lavoro e nella vita in genere, comporta sacrifici e sforzi non me ne frega nulla di chi, come scrivi tu, ricorre ad espedienti e pratiche che accellerano il tutto. Sono liberissime di farlo. Ognuno si muove con una propria consapevolezza del concetto di dignità.

  5. Si Roberta, peccato che è reato! Probabilmente te non hai di questi problemi. Se lavorassi tanto per arrivare ad un certo livello e poi vedessi soffiarti il posto da una ragazza dolo perchè è stata “generosa” (e anvche pagata), come reagiresti? Aprite gli occhi vi prego. Per fortuna il gip non è del tuo parere.

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