E’ dicembre, e Natale si avvicina. Del resto chi di noi non si sente infinitamente più buono di fronte al tempo orribile, il traffico impazzito e gli addobbi da due soldi composti da infinite lucine colorate, che puntualmente si fulminano dopo poco più di due ore? Io personalmente non resisto al fascino della scritta AGURI del mio supermercato, senza una U perché è fulminata dal 2005, credo. Ma sto divagando. Chi di noi, dicevo, anche volendo, può sottrarsi al richiamo e alla frenesia del Natale? Nessuno, anche volendo. Tuttavia c’è un piccolo particolare: siamo pur sempre donne. I nostri neuroni non concepiscono l’idea di stare in giro ore e ore a fare a gomitate con chiunque nei negozi senza comprare nemmeno una microscopica cosuccia per noi 1. per ripagarci di cotanto altruismo 2. per una questione fisiologica e chi siamo noi per non assecondare le necessità che la natura ci impone? Quindi ecco cosa facciamo; entriamo in un bel negozio di vestiti, passiamo un tempo che va tra i 25 e i 50 secondi allo stand degli accessori e raccattiamo roba random, sicure che una volta a casa troveremo il modo perfetto di abbinare il regalino alla persona. Ora, il buonsenso ci direbbe di fuggire da quell’intricato gomitolo di buste e signore assatanate e alberi di natale posticci, ma no, c’è quell’influsso dei neuroni/necessità naturali e così trascorriamo circa 2 ore a cercare il premio che ben ci meritiamo per quei brevi ma intensi 50 secondi di ricerca dei regali altrui. Mi pare sensato. Solo che in quel quadro infernale che sono i negozi nel periodo natalizio non ci si capisce molto. Così cerchiamo qualcosa che ci sembra possa fare al caso nostro e, probabilmente convinte che il continuo girare fra vetrine e espositori ci abbia aperto una sorta di terzo occhio, azzardiamo anche qualche capo che, in altre condizioni, non avremmo neppure degnato di uno sguardo. Dopo circa un’ora di fila, fatta assieme ad altre fanciulle che, proprio come noi, si stavano premiando per l’incredibile altruismo, entriamo finalmente nel camerino. Molto probabilmente non dovrei fare il nome di un negozio particolare, diciamo solo che è una catena di vestiti che viene dal nord europa che ha sempre roba invitantissima e a prezzi affrontabili (per motivi di privacy la chiameremo solo con le iniziali acca e emme). Ecco, care amiche, gli specchi nei camerini di questo negozio sono il male. Per opinione comune di molte altre ehm “colleghe” degli acquisti ossessivo compulsivi, questi strani oggetti hanno un potere speciale: ci fanno sembrare belle e magre anche se addosso ci mettiamo un tendone da circo. Subdoli. Fatto sta che dentro quel metro quadrato ricolmo di strani poteri magici, che nemmeno i bagni di Hogwarts, ci proviamo le cose più assurde che abbiamo preso dagli espositori sotto l’influsso del citato terzo occhio e ci convinciamo di aver finalmente capito tutto della moda, del Natale e della vita. Poi torniamo a casa, dove gli specchi sono assolutamente normali e ci rendiamo contro dell’atroce orrore. Forse forse quel maglione arancione ricolmo di stelle di natale, pizzi, fiocchi e spille non è esattamente il massimo, diciamo che non esalta la nostra figura, ecco. Però, che diamine, dopo tutto quel tempo a cercare i regali per gli altri, restiamo con un pugno di mosche? Ovvio che no. Scopriamo magicamente che nel gruppetto di cose random raccattate nel reparto accessori c’è un meraviglioso cerchietto, sobrio, adorabile e ci sta benissimo e, ricolme di spirito natalizio, decidiamo che all’amica X il maglione starebbe benissimo e facciamo un rapido cambio di regali. Quanta bontà nei nostri animi.
“Storie di donne” è la rubrica del giovedì firmata da Federica Dell’Isola
Scritto il 2.12.2010 in Storie di donne - TAG: rubrica donne, rubrica femminile, storie, storie di donne