Giusto stamattina leggevo un editoriale di Franca Sozzani. Presente Il diavolo veste Prada? Lei dovrebbe essere l’equivalente italiano di Miranda Priestley, solo che lei ha ragione da vendere.
La Sozzani è la direttrice di Vogue Italia, per cui, pensavo fosse il capo della squadra nazionale di “fashion brainwashing”, quella che ti dice cosa ti devi mettere e che ti lancia anatemi se non lo fai.
Mi sbagliavo. La Signora Franca ha ragione da vendere quando dice che la gente, o meglio le donne, a volte credono di essere le paladine della moda quando in realtà, diciamocelo, di moda non ne sanno proprio niente.
Quante volte girando per strada vediamo giovincelle, e non solo, che probabilmente hanno addosso l’equivalente di sei mesi di stipendio di un metalmeccanico fra vestiti, accessori e ciarpame vario, chiaramente accozzati al buio e/o di fronte ad uno specchio di sughero? Beh io che vivo a Roma e posso dire di aver perso il conto. Non se ne può più.
La rubrica che tiene la Sozzani ha un titolo tutto da invidiare “le disadattate della moda” niente di più giusto: queste soggette sono disadattate e hanno una scarsa, scarsissima coscienza, di dove si trovano e di che giorno sia.
Quello che penso quando vedo queste signore che hanno chiaramente appena speso due belle centinaia di euro dal parrucchiere per farsi fare una tinta biondo paglierino e una messa in piega con i boccoli alla Shirley Temple, sono chiaramente ignare del mondo che le circonda. Secondo me, infatti, non puoi decidere in piena coscienza di andare al supermercato con i tacchi da 12 cm attaccati a scarpe che non sono costate meno di trecento euro per mettere mezzo chilo di broccoletti in una busta trasparente. Evidentemente ha ragione la direttrice di Vogue quando dice che siamo di fronte a classici esempi di donna disadattata. Permettetemi una citazione
“Uno spettacolo meno diffuso, ma sicuramente più surreale. Avanzano a piccoli passi, piegate in avanti sui tacchi alti. E platform. Stivali o scarpe, ma con i tacchi. E non sempre con le calze. ”
Ecco, parliamone: le calze. Se fanno 5 gradi e sta venendo giù il diluvio universale almeno le calze potresti metterle. Ok che quel vestito da seicento euro che hai addosso era perfettamente ritratto addosso a una modella che non aveva certo dei collant da mille denari, ma lei era su una spiaggia con un caipiroska in mano e quattro surfisti seminudi accanto, tu sei nel parcheggio della posta e ci sono le piogge monsoniche, forse l’idea di coprirti un minimo non è del tutto campata in aria.
“Storie di donne” è la rubrica del giovedì firmata da Federica Dell’Isola
Scritto il 9.12.2010 in Storie di donne - TAG: rubrica donne, rubrica femminile, storie, storie di donne