Uno dei miei più grandi sogni sarebbe di tornare indietro nel tempo fino al 1300, e cercare il momento esatto in cui Dante Alighieri prese una piuma d’oca, la intinse nell’inchiostro e iniziò a scrivere: “Nel mezzo del cammin di nostra vita…”
Siccome la macchina del tempo non è ancora stata inventata, mi sono accontentato di andare a teatro e vedere una trasposizione cantata dell’Opera. “La Divina Commedia, l’Opera” è il nuovo allestimento teatrale dell’immenso lavoro di Dante per la regia e le coreografie di Manolo Casalino.
Il viaggio di Dante e Virgilio alla ricerca dell’amore, interpretati rispettivamente da Vittorio Bari e Lalo Cibelli, è stato messo in scena con abilità e buon gusto tanto da confezionare uno spettacolo davvero speciale. Le musiche e i testi dei canti sono davvero stupendi.
Tutto il cast è di altissimo livello: i protagonisti, tra cui una bravissima Beatrice interpretata da Mariangela Aruanno, hanno voci di rara potenza e forza da lasciare disorientati; i ballerini si muovono sul palco con una grazia e con una precisione da sembrare quasi ombre.
Lo spettacolo è impreziosito dalla collaborazione del premio Oscar Carlo Rambaldi, creatore di E.T., che ha disegnato le creature fantastiche che il Sommo Poeta incontra durante il suo viaggio. Sono inoltre molto efficaci le proiezioni oniriche e spettacolari che si susseguono sullo sfondo.
Il primo atto è dedicato al prologo e alla discesa all’Inferno, mentre il secondo atto racconta l’ascesa in Purgatorio e la salita in Paradiso. Il percorso è un susseguirsi d’incontri con personaggi incantevoli: dalla coppia di amanti Paolo e Francesca, al conte Ugolino, da Ulisse a Beatrice.
Oltre ai sopra citati, nel cast figurano: Paolo Bianca, Valentina Spreca, Giorgio Adamo, Giovanni De Filippi e infine Elena Tavella. Ognuno di loro interpreta più di un personaggio.
Se ne avrete l’occasione, consiglio di andare a vederlo.
In un periodo caratterizzato da forti tagli alla cultura, spettacoli come questo ci vogliono, perché non dobbiamo mai dimenticare da dove proveniamo. Non a caso Dante così fa parlare Ulisse: Fatti non foste a viver come bruti ma per seguire virtude e conoscenza.
Di Paolo Fittipaldi
Scritto il 4.12.2010 in Cinema & Tv