MgSpecial: le memorie del passato

La moda è un ciclo e un riciclo. Lo è sempre stata, ancor prima che l’eco friendly fosse così in auge, ancor prima che l’arte del riutilizzo fosse così sentita. La moda registra e non cancella. La moda mette in un cassetto e non dimentica. Essendo anch’essa arte non può ignorare gli insegnamenti del passato. Può, come l’antiaccademismo rinnegarli, ma non può lasciare quegli insegnamenti per troppo tempo da parte. La moda, probabilmente come disse Yves saint Laurent, non ha forse più nulla da dire.

Questo però è stato detto svariate volte anche dell’arte, ed è proprio in quelle occasioni che l’arte ha urlato il suo grido più forte, un urlo indelebilmente registrato. Da molti anni ormai non facciamo che ripeterci che la moda ha smesso di creare il nuovo, ha concluso il suo percorso di innovazioni. Ci siamo chiesti però il motivo? La risposta è in noi stessi, nel nostro presente. Un presente che non ha un occhio benevolo verso il futuro, che è arrivato con passato che è trascorso troppo velocemente. Allora la risposta alla domanda, per quale motivo la moda non crea più il nuovo, sembra una sola. Il nuovo non può essere concepito perché il futuro è più incerto che in ogni altro momento della storia. Il vecchio, il passato, la moda e lo stile delle generazioni precedenti, è visto come un qualcosa da dover imitare per sfuggire alle angosce legate al futuro: un tempo incerto, intrigante si, ma spaventoso. La moda, come un vecchio magnetofono, ha registrato tutto, e gli stilisti, partendo da quei nastri del passato, pensano ad un futuro meno incerto e dall’aspetto più familiare.

Lucia Almagno

Anni 90

Anni 80

Anni 70

Anni 60


Anni 50

Anni 40


Immagini Style.it

Scritto il 17.09.2010 in Tendenze - TAG: Calvin Klein, dolce & gabbana, Gucci, Kenzo

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