Professione designer: intervista a Pierre Garroudi

Le voci mormorano che a Londra ci sia uno stilista iraniano che si sta facendo strada. Il suo studio di couture a Crucifix Lane (vicino al London bridge) è una vera e propria galleria d’arte dove trovare oltre agli abiti, anche dipinti e oggetti di design. Le sue creazioni sono tutte rigorosamente fatte a mano, ognuna diversa dall’altra, come vere e proprie opere d’arte. Le voci mormorano, che il misterioso stilista sia il designer iraniano Pierre Garroudi. Pierre muove i suoi primi passi nel mondo della moda (come egli stesso afferma) sin da bambino. Inizia i suoi studi a Parigi dove, per mantenersi, lavora come parrucchiere. Nel 1986 la svolta: si trasferisce a New York e studia presso il Fashion Institute of  Technology. Nel 1993 inizia a lavorare a suo nome e decide di tornare in Europa, destinazione Londra. La scelta non è casuale, Londra è tra le capitali della moda, l’unica capace di lasciar spazio e libertà di espressione ai giovani creativi indipendenti.

Osservando le sue collezioni, ciò che colpisce è una sapiente unione tra avanguardia e, al tempo stesso, artigianalità delle sue creazioni. Abiti unici, che fondono con la consapevolezza e la capacità sartoriale, un personalissimo sguardo verso il futuro e l’innovazione. Parlando d’arte e design in riferimento agli ambienti londinesi, non possono non venire in mente gli esperimenti che vennero fatti, a cavallo tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo, dal movimento Arts and Craft risposta, allora contemporanea, all’eccessiva industrializzazione e appiattimento dell’arte e del design.

Ogni collezione di questo artista visionario è accumunata da uno specifico colore, l’ultima ad esempio, aveva come tema il rosso. Questo stilista che crea infatti pezzi unici, ognuno diverso dall’altro, sembra abbia scoperto nell’utilizzo monocromatico, un comune denominatore.

Pierre, quando ha iniziato a creare abiti e quando le è venuto il desiderio di farlo?

Ho iniziato da piccolo aggiustandomi i pantaloni. Giocavo tutto il giorno a calcio per strada e siccome provengo da una grande famiglia, mia madre aveva sempre molto da fare e non aveva il tempo per farlo. Nell’adolescenza mi sono iniziato ad interessare sempre più di moda. Ero il ragazzo più trendy della scuola e del mio quartiere, indossavo vestiti diversi da tutti quelli degli altri e con dei piccoli accorgimenti, li rendevo unici. Ma la grande opportunità è arrivata quando mi sono trasferito a New York e mi sono iscritto alla FIT (Fashion Institute of Technology). Più tardi ho aperto la mia prima boutique ed ho iniziato a vendere i vestiti prodotti di me, ciò ha creato in me la determinazione a migliorarmi continuamente per diventare uno dei migliori stilisti al mondo.

Quando crea, da cosa viene ispirato?

Trovo l’ispirazione da tutte le cose che sono intorno a me, sono come una spugna: assorbo tutte le sensazioni che mi sono intorno. Ed è per questo che ho deciso di aprire una galleria d’arte e di design, perché amo ogni tipo di arte, non solo la moda.

Quando devo realizzare i miei capi, mi lascio travolgere dal momento e lascio che la mia creatività si esprima liberamente.

Cosa pensa della moda contemporanea?

Come lei sa, la moda è ciclica. Nella moda contemporanea si ha un mix di tutte le mode passate: grounge, minimalismo e vintage. Adoro l’energia che emana l’industria della moda!

E dell’arte contemporanea?

L’arte contemporanea va di pari passo con la moda. L’industrial design, l’architettura e la moda si influenzano l’una con l’altra, diventando quasi una sola cosa.

Il lavoro di quale artista o designer apprezza oppure influisce sulla sua visione della moda e dell’arte in generale?

Gli stilisti che mi piacciano di più sono Comme des garcons , Yohij Yamamoto , Gaultier  e gli stilisti belgi in generale. Sfortunatamente sono molto occupato con la moda ed ho quindi poco tempo per andare a vedere le Gallerie d’arte.

Quale personalità, del presente o del passato, avrebbe voluto vestire?

Mi piacerebbe vestire Lady Gaga ed ancora di più David Bowie.

Mi parli di lei, delle sue aspirazioni e dei progetti futuri.

Al momento sono molto concentrato sulla creazione della mia linea, ma un giorno, mi piacerebbe molto diventare il direttore creativo di una grande Maison che faccia couture. Anzi, mi piacerebbe diventare il direttore creativo di più Maison contemporaneamente, in modo da avere la possibilità di esprimere la mia creatività in più maniere. Quando avrò più tempo mi piacerebbe dedicarmi anche alla pittura, alla fotografia e al product design.

Intervista realizzata da Lucia Almagno



Scritto il 27.07.2010 in Interviste - TAG: arte contemporanea, david bowie, designer, designer emergenti

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