Chi avrebbe mai pensato che un laureato in psicologia clinica sarebbe finito a lavorare per Pitti Uomo, facendo sfilare in passerella la t shirt da lui create? Nessuno, forse nemmeno il diretto interessato Tommaso Bencistà Falorni, creatore della linea di magliette che va sotto il brand di TOXIC.TOY*.
TOXIC.TOY* è riuscito fin da subito ad attirare l’attenzione della fascia più alta di mercato e dei media, affermandosi come uno dei nuovi brand emergenti e creandosi un proprio spazio grazie all’unicità delle sue illustrazioni e alla sua travolgente ironia.
La sua terza collezione è stata, infatti, presentata nell’area “My Factory” in questa 78esima edizione di Pitti Immagine Uomo; una collezione di T-shirts con toni di colore più vivaci ma sempre attenti e con nuovi volumi per la Donna e vendute in un packaging-videogame, presentato con illustrazioni in colori fluo. Accanto alle t shirts sono state presentate anche felpe di diverse costruzioni, divertenti pantaloni che misurano la lunghezza (o meno!) della gamba, shorts mimetici colorati, decisamente tutto in jersey morbidissimo. Infine una mia rivisitazione della kefiah in finissimo e ultra soffice micro modale presentata in una confezione a forma di foto Polaroid.
Accanto a questa, un’altra iniziativa ha visto impegnato il brand. Lola e Rocco Toscani, figli del celebre fotografo Oliviero Toscani hanno, infatti, realizzato con La Sterpaia, la loro bottega dell’arte e della comunicazione, uno shooting ad hoc, intitolato Fashion Confessions, dove hanno ritratto visitatori della fiera che vorranno indossare una t-shirt e confessare un loro “peccato” di moda diventando così uno dei volti TOXIC.TOY*.
Non manca nemmeno l’impegno nel siciale del marchio. Toxic Toy ha infatti diseganto e prodotto la T-shirt “L’amore cura” per l’associazione “Noi per Voi” per Il Meyer O.N.L.U.S., che si occupa di raccogliere fondi per la ricerca e di dare sostegno psicologico alle famiglie di bambini affetti da leucemie e tumori infantili.
La maglietta sarà in vendita dal 15 al 18 Giugno in centro a Firenze, presso il Corridoio delle Carrozze del palazzo Medici Riccardi, sede della Provincia, dove la Confesercenti, La Provincia di Firenze e la Cassa di Risparmio di Firenze hanno organizzato una sorta di vetrina espositiva con vari marchi della moda del territorio, fornendoci gratuitamente uno degli spazi espositivi.
L’intero ricavato delle vendite andrà poi devoluto per finanziare le costose ricerche che mirano a trovare nuove e più efficaci cure per queste brutte malattie che affliggono molti bambini che, proprio come me, hanno rischiato e stanno rischiando la vita. Questa iniziativa è stata fortemente sosteuta da Tommaso a cui nel 2008, è stato diagnosticato un tumore ai linfonodi che fortunatamente si è risolto dopo i trattamenti previsti di chemioterapia e radioterapia. Trent’anni fa coloro che si ammalavano del linfoma di Hodking avevano una bassissima probabilità di vita; oggi grazie ai progressi della ricerca in campo oncologico è uno dei tumori più curabili.
Tutte queste attività non potevano non stimolare la nostra curiosità e per questo abbiamo intervistato il diretto interessato.
Pensi che lo sviluppo delle grandi catene d’abbigliamento abbia aiutato i giovani ad avere un senso dello stile o credi che invece abbia in generale “appiattito” i gusti dei consumatori?
Le grandi catene d’abbigliamento, senza dubbio, hanno aiutato molti giovani ad avere più senso per lo stile, anche se talvolta lo ha fatto senza questi se ne accorgessero. Questo è dovuto al fatto che questi maxi brand centrano il loro stile “prendendo spunto” dalle collezioni del Prêt-à-porter delle più prestigiose case di moda, che sono poi quelle che creano le tendenze, o, perlomeno, che ne sono precursori. In questo modo riescono a portare i capi di abbigliamento più attuali sul mercato e, soprattutto, ad un prezzo facilmente accessibile dalla maggior parte delle persone.
Molti ragazzi oggi si vantano di avere uno stile che definiscono proprio. Ho letto sul tuo sito di come è hai avuto l’idea di una linea di magliette. Secondo sono più le persone che hanno un genuino senso di inventiva come il tuo o sono più quelli che non si accorgono di seguire solo la corrente?
Tutti siamo influenzati, più o meno indirettamente, da stili che vediamo indosso ad altre persone: nei media, per strada, tra i propri amici. Quello che fa la differenza è il saper prendere separatamente quegli indumenti, accessori, tagli di capelli, dettagli che più ci colpiscono, sezionarli dal contesto nel quale li hai visti, e assemblarli per creare una nuova forma che abbia un senso, un nuovo look, che sia espressione di un’idea che hai avuto e che vuoi ricreare, perché in quel momento è così che ti vuoi mostrare allo specchio e agli occhi degli altri. Questa non è una capacità che hanno tutti, perché non tutti hanno le stesse attitudini, sia per fattori genetici che d’apprendimento. Io ad esempio non potrei mai fare il contabile!
C’è un personaggio del mondo della musica che pensi si avvicini particolarmente al tuo stile?
Se si parla di stile, nel senso di outfit, sinceramente non saprei. Non lo dico perché penso di avere uno stile unico, affatto, ma perché non seguo la tv, il cinema, o le riviste..quindi sono troppo disinformato per poter fare dei nomi. Se però per stile intendi il modo in cui lavoriamo e il concetto di fondo che vogliamo raccontare, allora sento vicina Lady Gaga, assolutamente ironica e autoironica, talvolta un po’ macabra… si prende gioco degli altri e di se stessa, per provocare e divertirsi, per smontare tabù o palloni gonfiati radicati nella società. Mi piace, è toxic!
Vedo che nelle tue collezioni è forte il ricordo degli Anni ’80 cosa ti ispira di più di quel periodo?
Anni 80′ ma anche anni ’90! Sono gli anni insieme ai quali sono cresciuto, dov’è avvenuto l’imprinting col mondo. Quello che mi ispira di più di quel periodo sono da tutte quelle cose che al tempo ci sembravano bellissime e che oggi definiremmo trash: la musica dance anni ’90, gli spot televisivi dei giocattoli (che desideravo tutti), il ricordo di come ci vestivamo e delle cose che dicevamo, di cosa scrivevamo sui diari delle medie, ma soprattutto di tutti quegli aspetti della vita di tutti i giorni che ho condiviso allora timidamente e che adesso mi diverto a reinterpretare, sia nel mio lavoro ché in nella mia vita di tutti i giorni.
Di tutti i design che hai creato per le tue t shirt ce n’è uno a cui ti senti particolarmente legato?
Senza dubbio mi sento molto legato a “Ramby”, perché è in assoluto la prima grafica che ho realizzato. Nessuna di quelle che sono venute successivamente vale così tanto per me, perché è dopo aver disegnato quella illustrazione che ho capito, nel momento in cui l’ho osservata una volta terminata, che avevo ragione ad aver intrapreso questo nuovo percorso professionale (c’è da sapere che sono laureato in psicologia clinica), perché quella volta mi sono sentito pienamente felice e soddisfatto come non mai per qualcosa che avevo fatto.
Quale pensi che sia l’ “errore di moda” più commesso in questi tempi?
Se per “errore di moda” intendi lo sbaglio della moda, allora rispondo l’eccessiva attenzione che pongono i designer nel guardare il lavoro degli altri, perché è guardando gli altri che ci si perde da sé stessi.
Se invece era un gioco di parole per intendere uno sbaglio “alla moda”, allora ti rispondo assolutamente fumare un pacchetto di sigarette al giorno, sbronzarsi in discoteca e poi guidare l’auto, fare uso di droghe. Tutto questo, purtroppo, è terribilmente alla moda. Ogni tanto penso a quanto sarebbe più facile per tutti ad esempio smettere di fumare se le persone, soprattutto quelle che vengono prese come esempio, fossero le prime a pensare male di chi fuma. Forse così i n molti smetterebbero di fumare di lì a poco, almeno in pubblico! Purtroppo non è così, e dubito fortemente che possa cambiare, almeno non a breve.
Di Federica Dell’Isola
Scritto il 12.06.2010 in Interviste, Tendenze