Marco Frasca, collaboratore di MgMagazine.it, ha avuto il piacere di incontrare Francesca Caira, giovane stilista eclettica, nel suo prezioso showroom Milanese. La parola d’ordine è Riciclo! L’originale designer ricerca e ricicla tessuti, capi di abbigliamento e accessori, con lo scopo di ricreare abiti femminili da gilet, camicie, foulard e cravatte maschili.
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Di Marco Frasca, Domenico De Marco
Superato un portone di via Davanzati 51 a Milano si raggiunge l’Atelier di Caira design. “Un po’ atelier, un po’ laboratorio e un po’ showroom”, cosi Francesca ha simpaticamente “ribattezzato” il suo luogo di lavoro.
L’ambiente profuma d’arte. Un soppalco pieno di creazioni fa da cornice al magnifico mondo di Francesca Caira: abiti in via di elaborazione, manichini da sarta e articoli d’arredo, tutto magicamente riciclato. Francesca mi accoglie con un bel sorriso. Scendiamo nel piano delle esposizioni e ci accomodiamo davanti ad un rotondo tavolo bianco. Qui inizia la mia intervista alla giovane stilista:
Come hai scoperto la passione per la moda?
Sono stata affascinata dalla moda da sempre. Quand’ero piccola “rubavo” le riviste di moda alle mie sorelle più grandi. Penso che, tra tutti i membri della mia famiglia, sia stato mio padre ad avermi trasmesso il senso dello “stile”. Ha sempre curato molto il suo abbigliamento.
Raccontaci del tuo percorso.
Dopo aver terminato la scuola, ho lavorato presso uno studio di Design d’interni. Con il tempo mi sono accorta che non era il lavoro giusto per me. Quello che facevo non mi entusiasmava. Ho deciso cosi di cambiare! Per un anno ho collaborato con una casa di moda dove, finalmente, ho iniziato a lavorare in qualcosa che mi rispecchiava. Ora sono 5 anni che sono in proprio e che ho fondato Caira Design!
La particolarità delle tue creazioni sta nella ricerca e nel riciclo di tessuti, capi d’abbigliamento e accessori. Riciclo, trasformazione e innovazione.
Come mai questa scelta?
Ho scelto di riciclare perché rimango sempre molto affascinata dagli oggetti che riguardano il passato. Tutto quello che ha valore, con una maggior attenzione per idettagli, infatti, possiede una qualità superiore. I bottoni, le asole e gli orli, hanno una resistenza e una bellezza senza tempo. I capi che rielaboro sono facilmente reperibili e mi diverte ridargli una nuova vita.
Caira Fashion e Caira Unique. Vuoi spiegarci le differenze?
Unique è la prima linea e Caira Fashion la seconda. Dopo le mie prime fiere a Parigi e a Berlino, ho avuto la necessità di vendere ad alcuni negozianti, che mi chiedevano vestiti in “serie”. Per questo motivo è nata Caira Fashion.
In un video presente nel tuo sito hai raccontato di come passi il tuo tempo a girovagare per Milano alla ricerca di tessuti e capi da riciclare e trasformare. Dove cerchi la tua materia prima?
A Milano, il sabato e la domenica, nei diversi mercatini di privati, vado alla ricerca di bottoni e accessori vari. Per l’abbigliamento, invece, vado a Prato e a Napoli, dove ci sono diversi magazzini specializzati.
Come nascono i tuoi progetti e da dove “rubi” la tua ispirazione?
Principalmente viaggiando e guardando film di fantascienza. Mi piacciono molto “Blade Runner” e “L’esercito delle 12 scimmie”.Ho una memoria molto fotografica. A volte, mentre realizzo i miei abiti, le immagini mi tornano in mente, cosi rubo lo spunto per la mia ispirazione. Ho maggiore memoria per i dettagli e nel mio lavoro è molto utile.
Con le tue collezioni hai sicuramente fatto una scelta coraggiosa. Quali sono state le difficoltà che hai incontrato?
Bella domanda! Sicuramente il lato economico prima di tutto e la poca apertura della gente verso le novità. Essere “diversi” è sempre più difficile. Sicuramente è più facile vendere prodotti conformi ai gusti di massa!
Hai sicuramente raggiunto molti obiettivi nel tuo lavoro ma, se dovessi pensare al tuo futuro, quale sarebbe il tuo più grande sogno?
Sicuramente crescere nel tempo, facendo ciò che amo di più. Spero di non perdere mai il contatto manuale con il mio prodotto. Inoltre mi piacerebbe, in futuro, trasmettere a giovani creativi ciò che ho appreso. Vorrei far apprezzare e comprendere la mia filosofia.
In che modo scegli i tuoi collaboratori?
In genere i miei collaboratori sono esterni. La scelta si basa principalmente sul rapporto umano. Per me è fondamentale poter lavorare in un ambiente rilassato.
Gallery – Showroom
Scritto il 25.02.2010 in Interviste, Tendenze